La sottile linea rossa nel fare cosplay

“Tutte bugie. Tutto quello che vedi, tutto quello che senti. Così grosse da vomitare. Non fanno che arrivare, uno dopo l’altro. Ti ritrovi in gabbia, una gabbia che va di qua e di là. Ti vogliono morto… o parte della loro bugia. Un uomo può fare una sola cosa, trovare una situazione che sia sua, crearsi un’isola attorno.”

Quella che hai appena letto è una citazione tratta dal film “La sottile linea rossa”.

E’ un film di qualche anno fa ambientato nel periodo della seconda guerra mondiale. Ma probabilmente ti starai chiedendo cosa c’entra tutto questo con il mondo del cosplay. Rispondo subito a questo interrogativo.

L’edizione del 2019 del Lucca Comics si è conclusa da qualche giorno. Al di là dei nuovi record ottenuti dalla manifestazione, ha fatto discutere molto un presunto caso di nazismo in quanto alcuni visitatori hanno contestato dei ragazzi vestiti da nazisti nei minimi dettagli affermando giustamente che “il nazismo non è un gioco”

C’è un limite, una sottile linea rossa da non varcare quando si fa cosplay, sopratutto quando si decide di interpretare pezzi di storia che rievocano ricordi così dolorosi e toccanti che hanno anche una fortissima carica politica?

Questo è ciò di cui parleremo in questo articolo che ti aiuterà a comprendere quello che dovrebbe essere lo spirito con cui si dovrebbe fare cosplay.

Fare cosplay VS libertà di espressione

Inizialmente chi decideva di fare cosplay lo faceva spinto dal desiderio di interpretare i panni del proprio beniamino, motivato dall’idea di cambiare la sua vita per un giorno e vivere sulla propria pelle le stesse emozioni che quel personaggio gli aveva regalato.

Non c’era il riscontro (anche a livello mediatico e sui social) che c’è adesso. Era tutto più “racchiuso”, più ristretto, più intimo se possiamo dire così; era tutto più vero e genuino perché non ci si aspettava niente.

Nel corso del tempo il fenomeno cosplay è cresciuto tantissimo e ha portato benefici da una parte, ma conseguenze negative dall’altra. Molto spesso riceve più apprezzamento una tipa mezza nuda che fa foto ammiccanti rispetto ad un cosplay riprodotto nei minimi particolari per cui ci sono voluti magari mesi di duro lavoro ed impegno per crearlo.

L’ aumento della popolarità di questo fenomeno ha fatto sì che con il cosplay si potesse anche iniziare a trasmettere un messaggio.

Come tutti i messaggi, ognuno di noi può decidere quale tipo di contenuto trasmettere e che genere di comunicazione inviare agli altri. E qui molto dipende dalla propria personalità, dai propri valori e dal corretto (o scorretto) uso dello stesso.

C’è chi vuole trasmettere messaggi di solidarietà, di ispirazione per gli altri e di supporto.
C’è chi invece vuole inviare messaggi anche piuttosto forti sostenendo cause particolarmente delicate ed affrontare temi che potrebbero risultare scottanti e non condivisibili da tutti.

Nel caso specifico del presunto nazismo, nessuno si è accertato di approfondire la cosa.

In moltissimi anime ci sono storie che ritraggono personaggi nazisti; mi vengono in mente Trinity Blood, alcuni episodi da Hellsing o il videogioco Wolfenstein Young Blood, ma sicuramente ce ne saranno moltissimi altri.

Nessuno si è “preoccupato” di approfondire se questi ragazzi avessero in mente di trasmettere un messaggio contro i nazisti, magari impersonando una scena proprio per sottolineare la loro contrarietà al nazismo stesso.

Oppure il contrario cioè se fosse realmente loro intento inneggiare al nazismo – il che sarebbe sinonimo di grande ignoranza e mancanza di sensibilità – ma dimenticandosi della libertà di espressione che è un diritto di ogni singolo individuo, indipendentemente che si condivida o meno il tipo di messaggio che si vuole trasmettere.

In questo articolo non voglio dire cosa sia giusto o sbagliato per me o esprimere preferenze politiche o condividere messaggi dal forte impatto emozionale e politico, né tanto meno giudicare nessuno.
Voglio solo esprimere la mia idea su quello che si potrebbe fare di positivo grazie al cosplay.

La sensazione personale che ho avuto è che tutto sia stato un po’ “montato” cavalcando l’onda del tema che tocca la sensibilità di moltissime persone e che quindi si sarebbe potuto “fare notizia” scrivendo su questo tema.

Mi sento di dire questo perché nel 2014 a Murisengo in provincia di Alessandria ci fu un caso simile ma con molto meno riscontro perché l’episodio avvenne in un piccolo contesto di 1500 anime. Quest’anno invece è avvenuto al Lucca Comics e quindi la cosa ha preso campo in maniera più esponenziale e perciò si poteva crearci su un caso ad hoc.

Quando il cosplay può diventare offensivo?

Abbiamo parlato di presunto nazismo e del possibile caso costruito sopra, ma perché non si è mai parlato di tutti quei cosplay che avrebbero potuto comunque urtare la sensibilità delle persone su un tema che magari tocca meno le pance delle persone?

Mi vengono in mente quei “cosplay” (n.b. per l’idea che abbiamo noi non possono neanche essere definiti tali!) su Gesù che potrebbero risultare blasfemi per tutti i fedeli cristiani (e sono qualcosa come oltre 2 miliardi nel mondo!) o, ancora peggio, persone con costumi da maiali o da cani con indosso un cartello con scritto DIO che facilmente riconduceva ad una comune bestemmia.

Che dire del “cosplay del nero di Whatsapp?”
Alla kermesse lucchese partecipano donne e bambini di ogni età. Come può spiegare un genitore (ed io lo sono di un bimbo di sette anni) chi è quel personaggio che porta in mano un fallo lunghissimo e sproporzionato in giro per la fiera? L’ elenco dei “non cosplay” volgari ed offensivi potrebbe continuare a lungo, ma perché nessuno ha parlato di questi “casi”?

Perché nessuno ha mai parlato di questo? Perché nessuno si è indignato?

Io credo che molti abbiano perso il vero senso del fare cosplay, di cosa dovrebbe significare fare cosplay e di cosa davvero può essere inteso come cosplay e non “costume originale tratto da” (serie televisive, pubblicità, post o video virali ecc).

Adesso sembra quasi che sia una gara per emergere dalla folla e far ridere la gente (nel migliore dei casi) o farsi figo nelle storie Instagram piuttosto che su Youtube e cercare di diventare virale sfruttando il cosplay (vedi appunto i non cosplay del nero di Whatsapp, di Gesù, di Greta Thunberg, Donald Trump ecc ecc e per riuscirci si usano le idee più bizzarre che vengano in mente per risaltare e cercare a tutti i costi la condivisione ed i like in giro per il web…

Noi siamo sì per la libertà d’espressione, ma mantenendo sempre etica e buon gusto.

Dato che oggi possiamo utilizzare il cosplay per trasmettere messaggi a tante persone, secondo me dovremmo stare attenti a non varcare la sottile linea rossa immaginaria cui abbiamo accennato ad inizio articolo tra buon senso e cattivo gusto e maleducazione.

Fermo restando che rispettiamo la libertà di espressione di ognuno di noi e che ognuno è libero di fare quello che vuole se non danneggia o va a discapito delle altre persone.

Il mondo del cosplay offre un’ampissima possibilità di scelta di personaggi. Si potrebbe decidere di interpretare un personaggio arrogante per cercare di superare la propria timidezza o l’eroe di turno per esprimere valori con cui ci sentiamo particolarmente affini o, perché no, il cattivone di turno per divertirci ad essere un po’ stronzi perché magari nella vita vera siamo sempre tranquilli e buoni.

Ricapitolando quindi, è molto importante pensare anche quale tipo di messaggio vorremmo trasmettere agli altri quando decidiamo di fare cosplay.

Se sei alle prime armi o ti piacerebbe migliorare il tuo modo di fare cosplay, ci sono 6 regole indispensabili che dovresti assolutamente conoscere per realizzare alla perfezione qualsiasi ruolo cosplay tu decida di fare.

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Siamo alla fine di questo articolo. L’obiettivo non era fare “pubblicità” a questo episodio spiacevole che si è verificato al Lucca Comics quest’anno, né tanto meno sollevare un polverone inutile o schierarsi dalla parte di uno o dell’altro.

Ci tenevamo a sottolineare la bellissima possibilità che ci viene offerta dal fare cosplay di trasmettere un messaggio e coinvolgere più persone possibili. Se sfruttato a dovere potrebbe essere un’ottima “arma” per recapitare agli altri messaggi positivi.

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